Un’associazione di quartiere in una delle zone più multietniche di Milano, Piazzale Selinunte. È stata fondata da tre donne per altre donne: mamme, in gran parte musulmane. Cinque classi per i diversi livelli. E ora per Punto.It l’avventura di una nuova sede per affrontare la stagione post pandemia

Il nome sembra quello di un sito internet, ma qui invece è tutto più che mai reale. Si chiamano Punto.IT. e la “it” è volutamente maiuscola perché indica la mission di questa onlus fondata da tre volontarie per insegnare italiano alle donne immigrate del quartiere San Siro di Milano. È una scuola pensata per loro, quindi senza presenza di uomini che comporterebbe problema per le donne musulmane.

Una scuola che offre diversi livelli, a seconda delle condizioni di partenza e dell’obiettivo che ogni allieva si dà. È anche una scuola nomade, che si adatta negli spazi che varie associazioni del quartiere mettono a disposizione: in tutto cinque classi con 10 insegnanti volontari. A dare il via a questa esperienza sono state tre donne: Anna Gnocchi, Silvia Cavagnari e Simone Krasnovsky.

È proprio Simone, insegnante in pensione, a raccontare l’avventura di questa piccola associazione che si è conquistata simpatia e fiducia in una zona tanto complicata come quella delle case Aler attorno a Piazzale Selinunte. «La necessità di creare una nuova associazione accanto a quelle già esistenti», spiega Simone (che è nata in Egitto), è stata dettata dalla necessità di garantire alle donne straniere che lo desiderano, la possibilità di approfondire la conoscenza della lingua e della cultura italiana ad un livello almeno elementare. Una possibilità che fino a qualche anno fa in questo quartiere non c’era». Insegnare italiano significa anche stimolare una partecipazione più attiva alla vita sociale, conoscere regole, con tanto di diritti e di doveri. Ovviamente c’è anche l’obiettivo più pratico di preparare le donne immigrate a superare gli esami necessari per restare in Italia.

La scuola è proposta al mattino, quando le mamme sono più libere dall’impegno con i figli, ed è ovviamente gratuita. Anche per una piccola associazione come Punto.it si pone il problema del virus. Se in questi mesi le lezioni sono state forzatamente sospese, si pensa alla ripresa. «Siamo riuscite ad avere la possibilità di uno spazio ALER in via Paravia: spazio abbastanza largo per poter riprendere i corsi nel rispetto delle regole di distanziazione», spiega Simone Krasnovsky. Le spese però crescono (tutti gli allacciamenti sono a carico dell’associazione): per questo diventa prezioso uno strumento come il 5 x mille. Crescono inoltre anche i bisogni, perché spesso non c’è disponibilità economica per i libri o per iscriversi agli esami che stabiliscono il raggiungimento B1 necessario per avere la cittadinanza italiana.

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